Passa su quello schermo qualcosa e ti cattura in pochissimi secondi. Il dito esita sul tasto del telecomando già pronto a scattare in uno zapping senza fine e invece resti lì, avvinto dalle immagini che ti acchiappano e ti incantano: la voce, i colori, le inquadrature dondolanti, come fossi fra le braccia di quelle persone che si abbracciano, si cercano, ridono.
Mi è successo. Una sera, dopo cena, distratto fra le mille immagini della tv, i richiami ai vari vantaggi urlati per scegliere questa o quella marca.
Quello che ho visto parlava di qualcosa che conosco, un’Italia comune dal sapore nostalgico, di persone che appaiono e scompaiono e portano con loro desideri, emozioni e già questo commuove, perché quell’affollamento tutti l’abbiamo avuto in casa. Era fatto di famiglie, di amici, di nonni che passavano con noi serate indimenticabili, non organizzate, in situazioni improvvisate e meravigliose. Un caos disordinato e gioioso di incontri, in cui un barattolo passa di mano in mano, rallegrando la compagnia. In Italia hai la certezza possa essere nel frigo di ogni famiglia, pronto a risolvere una serata.
Questo spot rapido, movimentato, arriva fra un gioco a premi e la cronaca del telegiornale e per un’attimo ti rapisce e ti viene voglia d’estate, di avere qualcuno per casa, anche solo per una chiacchiera, ti fa pensare a persone che non vedi da tempo e in questo brevissimo racconto fatto di attori e comparse ritrovi te, i tuoi amici, i tuoi ricordi e ti colpisce al centro, segno che come pochi lavori magistrali passa, attraverso l’emozione, direttamente al cuore.
E poi scopri che parlava solo di un gelato, ma quel barattolo in pochi secondo si è portato dietro un mondo. Resto ancora stupito davanti al segreto di tanta semplicità.